I
CIRCA LA LEGGENDA ANTICA DEL BEATO FRANCESCO
2113 1. Quattro persone rispettabilissime hanno scritto
la vita del povero ed umile uomo di Dio Francesco, uomini
cioè illustri per scienza e santità: Giovanni
e Tommaso da Celano, frate Bonaventura, ottavo ministro generale
dopo il beato Francesco, e frate Leone, uomo di meravigliosa
semplicità e santità, compagno dello stesso
san Francesco. Chi legge e medita diligentemente queste quattro
narrazioni o vite, giungerà a conoscere in parte, dalle
cose che legge, la vocazione, la condotta, la santità,
l'innocenza, la vita e l'intenzione prima ed ultima dello
stesso serafico uomo.
2114 Potrà conoscere ancora come Cristo lo
amò di un amore tutto speciale e fu a lui benigno e
familiare, purificandolo, illuminandolo e formandolo, e lo
trascinò dietro di sé perché seguisse
i suoi esempi di perfezione; e gli apparve nella figura di
un uomo confitto alla croce e talmente lo trasformò
in se stesso, che da allora egli non visse per sé ma
tutto crocifisso con Cristo.
Infatti Cristo era per lui sostanza, movimento, senso, luce
e vita. Alla memoria di lui, che portava come impressa col
fuoco nell'intelletto e nell'affetto, era unito, e conformato
a lui crocifisso e arcanamente immedesimato.
Tutto il suo essere, ogni desiderio, pensiero, parola e azione,
li riceveva da Cristo; e tutto secondo lui e per amore di
lui con umiltà, vigilanza e santità disponeva
e compiva con perseveranza.
2115 Cristo Gesù lo trovò fedele, obbediente,
grato, semplice, retto e umile secondo il suo cuore, ed a
lui rivelò la perfezione iniziale e finale della sua
vita evangelica e della sua madre, degli apostoli e degli
evangelisti; aprì l'orecchio di lui e l'istruì
con abbondanza di operazioni celesti, incorruttibili e perfette,
prese dimora nel suo cuore sulle sue labbra e nelle sue opere.
2116 E gli disse «Prendi dalla mia mano il
volume: è la legge di grazia e di umiltà, di
povertà, pietà, carità e pace; la forma
di vita, ch'io osservai con i miei discepoli; la regola che
dà vita per una vita immacolata, per la pienezza di
grazia, che dirige all'acquisto certo e al possesso, nel fatto
e nel pensiero della gloria dell'anima e innalza alle altezze
delle realtà celesti e divine.
Questa io creai sostanzialmente nei santi ed offrii come forma
di perfezione. Nascendo io nudo misteriosamente dalla Vergine,
fui involto nei panni della povertà e deposto nel presepio
dell'umiltà, dal momento che non volli trovare posto
nell'albergo, per dimostrare attraverso questo mistero che
la povertà è via certa per il regno dei cieli,
e certificare con le opere e con le parole tutti gli amatori
e custodi della povertà che essi sono dall'eternità
costituiti dal Padre mio eredi e re dello stesso regno dei
cieli.
2117 Mandai davanti a me Giovanni Battista, come
Elia, angelo di fortezza, profeta nello spirito e nella potenza,
colui che indicò a dito la mia venuta e incarnazione
lo mandai davanti alla mia faccia perché preparasse
le mie strade e rettificasse i sentieri: a predicare la penitenza
e ad insegnare la scienza della salvezza nella remissione
dei peccati, mediante le opere e la parola, affinché
tutti per mezzo di lui credessero in me e tutti quanti vogliono
venire dietro di me lo avessero come guida, accompagnatore
e patrono pio e certissimo da ora fino alla fine del mondo,
nel credere, amare e osservare la perfezione della mia povera,
mite ed umile dimora tra gli uomini e divinissima vita.
Per la qual cosa, volendo io offrire a quanti scelgono di
venire dietro a me la liberazione dalle tenebre dell'errore
e dalla condanna dell'eterna confusione e della morte e l'entrata
nel regno di Dio, dopo che saranno rinati dall'acqua e dallo
Spirito Santo, appena ebbi ricevuto da lui il battesimo in
virtù dello Spirito Santo, fui condotto nel deserto.
2118 Perché fosse d'esempio, ho consacrato
il periodo di quaranta giorni nel digiuno, nelle veglie e
nella preghiera, insegnando con questo che il tempo della
vita dei battezzati si deve tutto e perfettamente consacrare
al culto divino, e che in questo modo i miei seguaci, per
il merito della mia morte, vincessero il principe e rettore
del mondo di queste tenebre e, morti al mondo e a tutte le
cose del mondo, vivessero solo per Dio, cercando e gustando
solo le cose che sono del cielo e non quelle di questa terra.
2119 Ho predicato la penitenza e il regno dei cieli,
come un messaggero veloce, vestito di una sola tonaca e di
vile mantello, aprendo la via ai miei discepoli, camminando
con loro senza denaro, né calzari, né borsa,
né bisaccia. E non avevo dove appoggiare il capo, io
che ho fatto i cieli, per dimostrare ai miei imitatori che
il mondo e tutte le cose del mondo devono essere ritenute
e disprezzate come perdita e sterco.
2120 Passavo la notte nella veglia dell'orazione
davanti a Dio, e di giorno insegnavo nelle sinagoghe e nel
tempio l'odio della cupidigia, dell'avarizia, dell'ipocrisia
e della menzogna, della superbia e di tutto ciò che
è del maligno.
E perché mi conoscessero e accogliessero per loro salvezza,
come il Messia promesso ai loro padri, il Dio fatto uomo e
l'Emmanuele, curavo per mia propria potenza tutte le malattie
e le infermità, scacciavo i demoni, mondavo i lebbrosi,
risuscitavo i morti e perdonavo i peccati.
Quelli che io scelsi dal mondo, li ho resi uomini celesti
con la mia parola e con l'esempio della mia vita povera ed
umile e sopraceleste, e non ho perduto nessuno di loro, ma
rimasero con me nelle mie prove; ed io li ho santificati e,
sul punto di uscire dal mondo, li ho affidati al Padre, perché
eran miei e non del mondo, ma dietro il mio esempio, avrebbero
avuto vittoria in virtù dello Spirito, e avrebbero
predicato su tutta la terra, ai Giudei e ai Gentili l'odio
e il disprezzo del mondo per causa del mio nome, e la confessione
della mia fede, e l'eterna gloria e l'onore del mio regno,
che non è di questo mondo.
2121 Ho confermato la mia predicazione nel mio sangue
attraverso la morte di croce, pendendo nudo, fuori della porta
(della città) in mezzo ai ladri, abbandonato tra oltraggi
e dolori amarissimi, innumerevoli e immensi, per risollevare
quanti sono deformati dalla superbia, dalla vanità
e dalla carnalità e condannati alla condanna della
duplice morte, riscattandoli col prezzo del mio sangue e la
potenza della mia morte, e così fossero trasformati
in infuocati amatori dei miei dolori, della mia croce e della
mia morte vincendo se stessi, il mondo e il diavolo. Così,
come io ho donato la mia vita per la salvezza degli uomini
per la gloria e l'onore del Padre mio, essi, da me redenti,
saranno in grado di donare la loro vita per la gloria e l'onore
del mio nome, scegliendo come mezzo la croce e morte mia,
attraverso la quale si vince il mondo assieme al principe
della morte e si entra in possesso ora della grazia e nel
futuro della gloria.
2122 Li ho resi conformi alla mia morte e consociati
ai miei dolori e alla mia passione perché potessero
leggere l'inizio dell'apertura del libro della vita ed in
esso l'iscrizione e la comunicazione della mia infinita carità,
e trovare la porta che introduce alla chiarità della
mia sapienza, e la chiave che apre gli arcani dello splendore
delle opere, delle esortazioni, precetti, consigli dei miei
sacramenti e delle mie promesse e la certa rivelazione della
beatitudine della mia gloria, attraverso la quale i figli
della luce e della mia grazia vengono separati dai figli delle
tenebre e del peccato, e i cittadini del regno dai cittadini
della Babilonia e dell'inferno».
2123 2. Questo Beniamino, cioè Francesco,
come Paolo [che si dichiarava] il più piccolo tra i
santi, ha conosciuto e ricevuto non dagli uomini né
per mezzo di uomo, ma attraverso la rivelazione di Gesù
Cristo, che gli appariva e in lui abitava in modo serafico
e gli parlava come dalla croce, tutte quelle cose che ha scritto
nella Regola, nel Testamento e nelle lettere in forma di esortazione,
e che egli predicò agli uomini apertamente con brevi
e luminosi sermoni e con la coerenza delle opere, ed ha perfettamente
adempiuto.
Egli fu ripieno da tale fuoco dello Spirito Santo quando Cristo
Gesù gli apparve come confitto alla croce, che, sull'esempio
di Cristo Gesù redentore, che nudo pendette dalla croce
e morì in mezzo ai ladroni, si propose con fermezza
di servire a Cristo fino alla morte, nudo e segregato dal
mondo e sconosciuto a tutti gli uomini - come si legge di
Maria Maddalena e di molti altri santi -, ed anche di offrirsi
ai più duri supplizi e martirî per la predicazione
della fede e la testimonianza di Cristo Gesù tra i
Saraceni e gli altri infedeli.
Egli, rivolto a Cristo, implorava con devozione, preghiere
e infiammati desideri, di essere illuminato e reso sicuro
del suo cammino, perché ogni cosa buona e ogni dono
di grazia ci viene dato solo per mezzo di lui e senza di lui
non si può compiere nulla che piaccia a Dio.
2124 Allora Cristo Gesù, nostro Salvatore
gli apparve e disse: «Francesco, segui me e cerca di
ricalcare le orme della povertà e dell'umiltà
della mia vita. Poiché il compimento di ogni mia promessa
e perfezione di grazia e di gloria sta nel riprodurre la mia
figura e somiglianza nei sensi, nella mente e negli affetti.
Se aderirai a me con tutto il tuo cuore, con tutta la tua
anima, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze, così
che ogni tuo pensiero sia in me e di me, ogni tua parola venga
da me e sia per me e davanti a me, e ogni tua opera sia sempre
per me e per l'onore e la gloria del mio nome, tu sarai mio
servo ed io sarò con te, e parlerò nella tua
bocca; e chi ascolterà te, ascolterà me; e chi
ti accoglierà, accoglierà me; e chi ti benedirà,
sarà benedetto, e chi ti maledirà, sarà
maledetto.
Tu poi e tutti i tuoi frati, che io ti darò, vivendo
secondo il mio esempio, come stranieri e pellegrini morti
al mondo, fonda te stesso e la tua Regola e la tua vita nella
povertà e nudità della mia croce, perché
la sostanza di tutte le ricchezze comunicabili di grazia e
di gloria è fondata e collocata nella povertà,
e il beato godimento infinito dei miei beni si possiede mediante
l'impegno sincero della mia umiltà.
Infatti è immensa l'altezza dell'umiltà, e nei
veri amatori e possessori della povertà e dell'umiltà
c'è il volto della mia gioia, il riposo e la dimora
del mio compiacimento. Perciò la congregazione della
tua fraternità si chiamerà Religione dei Minori,
affinché dal nome comprendano che essi devono essere
veracemente umili di cuore più di tutti, perché
l'umiltà è il palazzo o il vestimento dell'onore
e lode mia, essa è l'abito indossando il quale colui
che passa da questa all'altra vita troverà aperte le
porte del mio regno.
2125 Io infatti ho domandato al Padre mio che mi
concedesse in questa ultima ora un popolo poverello, umile,
mite e mansueto, che fosse in tutto simile a me nella povertà
e nell'umiltà e fosse felice di possedere me solo,
e che io potessi trovare in questo popolo riposo e abitazione,
come il Padre mio ha riposo e abitazione in me: ed egli ha
riposo e dimora in me, come io rimango e riposo nel Padre
mio e nel suo Spirito.
E il Padre mio mi ha dato te, assieme a tutti coloro che per
mezzo tuo aderiranno a me con tutto il cuore e con fede non
finta e carità perfetta: io li reggerò e pascolerò
e saranno figli per me, ed io sarò loro Padre. E chi
accoglierà voi, accoglierà me; chi perseguiterà
voi, perseguiterà e disprezzerà me. Ma su quanti
vi perseguiteranno e disprezzeranno starà il mio giudizio
e su quanti vi accoglieranno e benediranno rimarrà
la mia benedizione.
Sia tua regola il mio Vangelo e tua vita la mia vita. La mia
croce sia il tuo riparo e il mio amore la tua vita; la mia
morte tua speranza e resurrezione; gli obbrobri, le bestemmie
e le derisioni rivolte contro di me, siano onore, benedizione
e tua raccomandazione. Sia tua vita, gaudio e gloria sostenere
la morte e i tormenti per me. Nulla voler possedere sotto
il cielo, sia tua eredità e tua ricchezza. Tua sublimità,
refrigerio con esaltazione sia umiliarti davanti a tutti e
godere di essere afflitto e vilipeso per il mio nome.
2126 I luoghi in cui abiteranno i frati, come stranieri
e pellegrini per adorarmi e lodarmi saranno vili, poverelli
costruiti con legno e fango, separati dai rumori e dalle vanità
del mondo, di proprietà e diritti di altri, li accetteranno,
dopo aver ottenuta l'obbedienza, la licenza e il beneplacito
dei vescovi e del clero, come forestieri e pellegrini, dimorando
in essi finché piacerà ai padroni di quei luoghi
e sarà concesso dai vescovi, preparati sempre ad allontanarsi
volentieri e con azione di grazie quando fosse dato invito
a partire da coloro che li avevano accolti; perché
allora saranno a me somiglianti e conformi quando intenti
al mio culto, abiteranno nei luoghi come stranieri, predicando
il mio nome con la loro vita e i loro costumi; e come stranieri
e pellegrini, lasceranno di buon animo colui che li allontana,
dimostrando con più evidenza con il loro atteggiamento
lieto e umile, che nulla posseggono e nulla volevano possedere».
2127 3. Perciò nel suo Testamento, che fece
all'avvicinarsi della morte, dice: «Dopo che il Signore
mi donò dei fratelli e compagni, nessuno mi mostrava
che cosa dovessi fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò
che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. Ed io
con poche parole e semplicemente lo feci scrivere, e il signor
Papa me lo confermò».
Proprio per l'osservanza pura e cattolica di questa vita scrisse,
alla fine dei suoi giorni il suo Testamento. In esso dimostra
che l'inizio della sua conversione, il suo crescere e la sua
fine l'aveva (tutto) ricevuto da Dio per rivelazione, e che
talmente venerava la fede e l'obbedienza della Chiesa cattolica
romana e di tutti i sacerdoti consacrati dalla stessa Chiesa,
anche se peccatori, che se avesse avuto tanta sapienza, quanta
ne ebbe Salomone, non avrebbe predicato nelle parrocchie ove
dimoravano senza la loro volontà e obbedienza. Insegna
ancora, illuminato da Cristo, a temere, onorare e venerare
coloro che amministrano i sacramenti della Chiesa come suoi
padroni e che bisogna venerare e onorare sopra tutte le altre
cose gli stessi sacramenti, le parole divine e tutti i maestri
e dottori della sacra teologia; perché, dice, è
attraverso il loro ministero che riceviamo lo spirito e la
vita.
2128 Dice ancora che dovevano celebrare l'ufficio
secondo la consuetudine della Chiesa romana, e che i frati
dovevano essere contenti di una sola tonaca, rattoppata dentro
e fuori per la vera osservanza della povertà, e non
volevano avere nulla di più, ma fossero sinceramente
soggetti a tutti, mostrando con la vita e le opere la minorità
dell'umiltà, lavorando manualmente per buon esempio
e amore della virtù, per tenere lontano l'ozio e per
procurare evangelicamente quanto era necessario al proprio
corpo e ai loro fratelli.
2129 E dimostra che il ricorrere alla mensa del Signore
e il chiedere l'elemosina di porta in porta è segno
di grande umiltà e di ineffabile dignità e partecipazione
alla stessa mensa del re della gloria.
Infatti il beato Francesco aveva appreso da Cristo che per
i poveri evangelici il domandare l'elemosina per amore del
Signore Iddio è grande dignità e onore incomparabile
davanti a Dio e davanti agli uomini, perché nulla possiamo
paragonare all'amore di Dio, di tutte le cose che sono state
create nel cielo e sulla terra. Il Padre celeste ha creato
per l'utilità degli uomini tutte le cose e per amore
del suo Figlio diletto, dopo il peccato tutte sono concesse
in elemosina sia per coloro che ne sono degni sia per gli
indegni.
Perciò quando si domanda per amore del Signore Iddio
e viene dato per amore di Cristo Gesù, suo Figlio,
che per noi si è fatto povero per renderci ora ricchi
con la sua povertà nella grazia e santificarci nella
gloria dei beati in futuro, si può chiamarlo pane degli
angeli piuttosto che cibo del corpo.
Questo dice nella sua Regola, secondo che aveva ricevuto da
Cristo: «I frati non abbiano come proprio nulla, né
casa, né luogo, né alcun'altra cosa. E come
pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo al Signore
in povertà ed umiltà, vadano a chiedere l'elemosina
con fiducia. Né c'è bisogno che si vergognino,
perché il Signore si è fatto povero per noi
in questo mondo. È questo, fratelli miei carissimi,
il vertice di quella altissima povertà, che vi costituisce
eredi e re del regno dei cieli, facendovi poveri di cose e
ricchi di virtù. Questa sia la vostra porzione che
vi conduce alla terra dei viventi. A questa totalmente uniti,
fratelli carissimi, non vogliate aver altro mai in questa
vita, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo»
.
2130 Perciò per osservare integralmente e
puramente la perfezione della evangelica povertà altissima
a lui rivelata da Cristo, con sicurezza fermamente comanda,
nella fortezza dello spirito di Cristo: «Dovunque sono,
non osino chiedere lettera alcuna alla curia romana, direttamente
o per interposta persona, né in favore di chiese o
di luoghi, né col pretesto della predicazione né
per la persecuzione dei loro corpi; ma, dovunque non saranno
ricevuti, fuggano in altra terra a fare penitenza con la benedizione
di Dio». E aggiunse, alla fine, che il suo Testamento
non è un'altra Regola, ma una esortazione e ricordo
e il Testamento della sua prima ed ultima intenzione, rivelatagli
da Cristo, che egli faceva per i suoi frati benedetti, perché
meglio cattolicamente osservassero la Regola, che avevano
promesso al Signore, dal momento che l'osservanza cattolicamente
fedele e pura della Regola, che aveva ricevuto da Cristo,
era contenuta nella comprensione letterale del Testamento
e della Regola.
2131 Per questo comandò fermamente per obbedienza
che non si introducessero glosse nella Regola e nel Testamento,
dicendo: vanno intese così ma come il Signore aveva
donato a lui di dire e scrivere la Regola e il Testamento
con semplicità e purezza, così semplicemente
e puramente, senza commento le comprendessero e le osservassero
con sante opere sino alla fine.
Perciò nessuno che possieda la verità della
fede e della carità di Cristo ignora quante cose assurde
e sconvenienti contro Cristo e gli Apostoli e i loro discepoli
e gli evangelisti e gli anacoreti e i cenobiti e i primi fondatori
delle Chiese e degli Ordini tutti di perfezione, e ancora
contro la stessa Chiesa romana includono per conseguenza nei
loro scritti, quanti tentano di aggiungere o di togliere qualcosa
a Francesco e alla sua Regola e al suo Testamento.
2132 4. Fu infatti Cristo a lui familiare, come il
Padre al suo amatissimo figlio e gli comunicò le disposizioni
della sua volontà, e gli svelò le cose utili
del momento e quelle necessarie e convenienti per la tribolazione
futura e passata, e mostrò per mezzo di lui e in lui
le cose che bisogna premettere e disporre nel cielo della
Chiesa per raggiungere alla fine lo stato perfetto della contemplazione.
Ma i suoi non lo accolsero.
2133 Narravano infatti i suoi compagni, cioè
Bernardo da Quintavalle, Egidio, Angelo, Masseo e Leone, che
san Francesco qualche volta in segreto aveva detto a loro
cinque: «Fratelli, sebbene io sia uomo vilissimo e indegnissima
creatura di Dio, tuttavia, perché cresciate nella riverenza
e fede della nostra vocazione e della vita e regola promessa
e rivelata a me dal Signore, sappiate che Cristo mostra a
me la sua presenza in maniera così benigna e familiare,
e specialmente ogni volta che grido a lui per utilità
della nostra Religione, e tanto pienamente e chiaramente mi
soddisfa in tutte le cose che domando per loro, che - come
mi ha assicurato qualche volta lo stesso Signore - soltanto
a pochissimi, anzi rarissimi santi ha offerto tanta abbondanza
della sua presenza.
Egli mi ha chiamato per sola sua benignità e grazia
e si rivelò a me, e mi insegnò che impetrassi
dalla Chiesa e dal signor Papa la conferma della sua vita
immacolata. E Cristo inchinò ( verso di me) il signor
Papa e i suoi fratelli i signori cardinali, e conobbero che
ero stato mandato a loro dallo stesso Signore Gesù
Cristo, e il Papa mi concesse tutto quanto chiedevo.
Felici coloro che si studiano con fedeltà e devozione
di vivere secondo la loro vocazione e osservano fino alla
fine con purezza e semplicità quello che hanno promesso
al Signore, perché di essi è il regno dei cieli
con una gloria speciale. Guai invece a quelli che tentano
di espungere con la loro scienza quelle cose che egli si degnò
rivelarmi per la gloria della sua grazia e intorno alla salvezza
delle anime dei frati, perché questi privano se stessi
della grazia e ritraggono gli altri dalla salvezza e si rendono
debitori dei più acerbi supplizi della geenna».
2134 Cristo non volle tenergli nascoste neppure quali
sarebbero state le cose buone e le cattive, o le cose deboli
e quelle forti, le cadute e gli sbagli, le molestie e le tribolazioni
che sarebbero accorsi in seguito alla (sua) Religione fino
alla fine.
Infatti, dopo quella mirabile visione e l'effetto di esso
nei cuori dei singoli, quando, assente col corpo, si presentò
ai suoi fratelli su un carro di fuoco e l'uno vide nuda la
coscienza dell'altro, come narra il santo uomo frate Giovanni
da Celano nella sua leggenda, ritornando tra i frati, prima
di tutto li confortò a riguardo della visione celeste
che era stata loro manifestata, poi raccontò loro ordinatamente
gli avvenimenti che sarebbero accaduti nella Religione dopo
di loro, e disse: «Non vi spaventi fratelli, il fatto
che siete pochi e semplici, perché, ecco, tra non molto
tempo verranno ad abbracciare questa vita e la nostra Religione
moltissimi, e non solo i semplici, ma sapienti e nobili, ricchi
e poveri, secolari e chierici, e non solo italiani, ma francesi,
spagnoli, scozzesi, inglesi, tedeschi, slavi e ungheresi e
da tutte le altre nazioni; ed ecco già risuona nelle
mie orecchie il rumore dei loro passi.
Siate dunque riconoscenti a Dio e studiatevi con tutte le
forze di irrobustire e rendere ferma la vostra vocazione ed
elezione con le opere e gli affetti, perché Iddio in
quest'ultima ora ha posto noi idioti e disprezzabili e vili
come primi fondatori dell'umile e povero stato finale; e perciò
è anche più necessario che ci umiliamo e ci
impegniamo nell'opera della nostra salvezza con timore e tremore
e facciamo degni frutti di penitenza davanti a Dio, che per
sua sola bontà ci ha chiamati alla celeste sequela
della sua vita .
E poiché molti saranno i chiamati, ma pochi gli eletti
anche in questa Religione, specialmente negli ultimi giorni
quando s'avvicineranno i tempi della tribolazione, perciò
ascoltate la verità sugli avvenimenti futuri.
2135 Ecco: ora, nel principio della Religione, l'Altissimo,
dopo averci prevenuti con doni e grazie, ci riempirà
con la dolcezza della sua benedizione e i frutti della carità,
e come a degli invitati alla sua mensa ci nutrirà col
pane della vita e della scienza e ci disseterà col
gaudio e la letizia spirituale, e ci colmerà di pace
facendoci gustare l'ineffabile sua pace e sapienza.
Ma un uomo nemico tenterà di soprasseminare la zizzania
nella Religione e ne entreranno molti che incominceranno a
vivere per se stessi e non per Cristo e seguiranno la prudenza
della carne piuttosto che l'obbedienza della fede e della
Regola, dando molto alla carne e poco allo spirito, accondiscendenti
alle fragilità della natura, e, otturando le orecchie
dello spirito alla grazia, trascureranno di far violenza a
se stessi per rapire il regno di Dio. Per questo ci si distaccherà
dalla perfezione, e la Religione declinerà e incominceranno
a raffreddarsi nel fervore della perfetta carità. Ci
saranno però ancora dopo di noi uomini innocenti che
cammineranno fedelmente, ma saranno nella afflizione e nel
disgusto, ricordando i primi beni e saranno oppressi con afflizione
dai loro simili.
2136 Allora, dopo questa tribolazione di mali e di
dolori, Ci sarà un avanzamento verso cose peggiori
e più amare: spiriti cattivi assaliranno la Religione
e molti insorgeranno contro di essa, si moltiplicheranno nella
Religione quelli che vivranno secondo la carne e la natura
animale, lasciandosi irretire e conquistare dai piaceri e
dalle cure della vita. Senza alcun pudore si getteranno alla
ricerca del denaro, a far incetta di testamenti e di legati
e per conseguenza ad abbandonarsi alle liti, e si allontaneranno
dall'amore della santa povertà e umiltà, e perseguiteranno
con l'odio e l'afflizione quelli che a loro si opporranno.
E perciò le loro parole e le loro opere saranno dentro
e fuori molto amare .
Infatti, all'interno si allontaneranno dalla povertà,
dall'umiltà e dall'orazione, applicandosi ambiziosamente
alla scienza e all'insegnamento e metteranno le parole davanti
alle virtù e la scienza avanti alla santità
e la fastosità e l'arroganza avanti all'umiltà,
e accusando quanti li contraddicono, diranno, parlando con
frode, che è un atto di religione riempirli di confusione
e opprimerli, e sbandiereranno dalla riverenza verso di loro
agendo contro l'umiltà di loro.
Metteranno turbamento tra i chierici e si allontaneranno dalla
riverenza verso di loro agendo contro l'umiltà che
hanno promesso e, per la loro avidità, scandalizzeranno
i secolari e offriranno esempi di leggerezza e di vanità
con i cambiamenti di luoghi e la costruzione di edifici curiosi
e sontuosi. Si dilanieranno e mangeranno a vicenda; aspireranno
alle cariche ecclesiastiche e gareggeranno tra loro per essere
e apparire superiori. Quanti poi si preoccuperanno di essere
fedeli all'umiltà e si sforzeranno di innalzarsi alle
cose celesti mediante la pura osservanza delle cose promesse,
li copriranno di disprezzo come malati di mente e li svillaneggeranno
come persone inutili e di nessun conto; saranno invece pieni
di ammirazione ed esalteranno quanti cercheranno e sapranno
le cose grandi e intoneranno lodi alla loro prudenza.
2137 Allora, dopo queste cose, la loro presenza e
la loro vita diverrà amarissima e insopportabile a
tutti: si copriranno di confusione, si perseguiteranno e diffameranno
vicendevolmente, e non si potrà più tenere nascosto
il fetore della loro presenza. Allora la Religione, cara a
Dio, tanto sarà diffamata dai cattivi esempi, che i
buoni avranno vergogna di comparire in pubblico. Allora ogni
uomo cattivo rovescerà il fetore della sua malizia
contro i frati, e incomincerà a scusare e reputare
da poco le sue scelleratezze, mettendole a confronto con le
opere dei frati, e dirà: - cose ben peggiori faranno
e fanno i frati! Pochi saranno quelli che si convertiranno
con tutto il cuore a Cristo e all'osservanza della loro vocazione
in mezzo alle molte tribolazioni e contraddizioni.
I novizi poi, che entreranno nella Religione in quei tempi,
trovandosi senza l'esempio e la guida dei più anziani,
si stupiranno per le cose che vedranno e si raffredderanno
nei desideri salutari e nelle opere della grazia e si volteranno
indietro (= abbandoneranno questa vita). Alcuni di loro però
grideranno a Cristo nelle loro orazioni, e sebbene privi della
guida dei maestri, saranno prevenuti dal Signore con eccellenti
doni di grazia e benedizioni e saranno portati al culmine
della più alta perfezione.
Alla fine capiterà a loro quello che suole accadere
ai pescatori, i quali gettano la rete in mare e, catturata
gran quantità di pesci cattivi e piccola porzione di
pesci buoni, questa tirano a riva e scelgono i pesci buoni
e li mettono nei loro vasi e i cattivi invece li rovesciano
lontani e li abbandonano sul lido preda degli uccelli».
E questo già avvenne a questa Religione in questi tempi.
2138 5. Passati pochi giorni, e avendo raggiunto
il numero di dodici compagni, di nuovo gli apparve Cristo
e gli disse: «Scrivi la vita che io ti ho rivelato e
presentandola al mio Vicario, chiedigli, in nome mio, che
ti sia confermata, per te e per i tuoi compagni e per quanti
vorranno viverla. Quelli che la riceveranno con devozione
e umiltà e l'osserveranno con semplicità e fedeltà,
saranno partecipi dello spirito di vita e rivestiti della
luce del mio splendore. Quelli invece che la disprezzeranno,
saranno avvolti di oscurità e tenebre e saranno tanto
peggiori degli altri uomini, quanto sono caduti da uno stato
e vocazione più sublime».
E poiché sembrava al sommo Pontefice che quelle cose
che egli domandava fossero troppo ardue e quasi impossibili,
li esortava a scegliere uno degli Ordini e delle Regole già
approvate. Ma Francesco, sostenendo d'essere stato inviato
da Cristo per domandare quella vita e non un'altra rimase
fermo nella sua domanda. Allora il cardinale Giovanni di San
Paolo, vescovo di Sabina, e il cardinale Ugolino, vescovo
di Ostia, mossi dallo Spirito di Dio, assistettero san Francesco
e proposero molti argomenti valevoli ed efficaci in favore
della sua petizione davanti al sommo Pontefice e ai cardinali.
2139 Frattanto, nella notte seguente, il sommo Pontefice
vide in sogno un certo uomo povero, somigliantissimo a san
Francesco, che adattava le sue spalle contro la basilica lateranense
che, molto inclinata, era in procinto di cadere, e virilmente
la rimetteva dritta. Il giorno dopo, san Francesco, ammaestrato
dallo Spirito di Cristo, espose al Papa la parabola della
donna povera e bella, che aveva concepito e generato dei figli
molto somiglianti al re e li aveva educati nel deserto, e
che il re, ripassando di là dopo molto tempo, riconobbe
come suoi figli e li volle alla sua mensa e li costituì
eredi e re del suo regno.
Comprese il sommo Pontefice che quanto gli era richiesto non
veniva da un uomo ma da Cristo e, rendendo grazie a Dio, concedette
le cose domandate e con la sua autorità li costituì
predicatori del Vangelo e promise che, in seguito, avrebbe
concesso generosamente e volentieri le cose che avessero domandato.
2140 Ottenuta la conferma della Regola, mentre ritornavano,
- era già passata l'ora della refezione, ed essi erano
stanchi per la fatica e deboli, e non c'era nessuna abitazione
nelle vicinanze -, comparve all'improvviso un giovane grazioso
che si accompagnò a loro lungo il cammino. Diede loro
il pane che portava e molte cose disse della perfezione della
vita evangelica di Cristo, infiammandoli con la forza delle
sue parole di un grandissimo ardore di carità; poi
all'improvviso disparve dai loro occhi, dopo aver fatto convergere
lo stupore della loro mente nell'ammirazione per le sue parole,
e li lasciò accesi del vivificante amore di Cristo.
Riconobbero tutti insieme che era certamente un angelo di
Dio colui che aveva loro offerto dei pani e li aveva rifocillati
nel corpo e nello spirito, e resero immense grazie a Dio per
il dono e beneficio.
In fervore di spirito tutti insieme si prostrarono in ginocchio
e erigendo verso di lui gli affetti dei loro cuori, promettono
e giurano che mai si sarebbero allontanati dalla promessa
della santa povertà, per nessuna angustia o tribolazione.
Conobbero infatti, attraverso quella Provvidenza divina e
quei sermoni angelici, che il Signore ha cura dei corpi e
delle anime dei suoi, più di quanto ne abbia una madre
per il suo figlio, e prima ancora della cura che ha del cielo
e della terra. Conobbero ancora che è impossibile che
Dio non si prenda cura delle necessità dei suoi servi
e non ascolti le preghiere dei poveri e non compia i santi
desideri che egli stesso ispira.
2141 Lo stesso Cristo infatti ha detto: Non ti lascerò
né ti abbandonerò, e ancora: Non temere, piccolo
gregge, perché è piaciuto al Padre vostro di
dare a voi il regno; quanto più le cose di cui avete
bisogno per la vita.
Diceva infatti san Francesco che l'onnipotenza di Dio si manifesta
e risplende nella fede e nella pazienza dei santi, perché
è per la fede che siamo salvati e tutte le opere di
Dio sono nella fede e senza fede è impossibile piacere
a Dio; perché colui che dubita della Provvidenza divina
- come sta scritto - è simile al flutto del mare che
viene mosso e portato qua e là dal vento. Non pensi
un uomo tale di ricevere qualcosa la Dio. è un animo
indeciso e instabile in tutti i suoi disegni.
Tutto è possibile a chi crede, e le cose che sono dure,
diventano dolci e leggere a chi ama.
2142 Infatti gli apostoli, i martiri e quei padri
che stavano nudi per Iddio, vivevano non per sé ma
per la fede e la carità di Cristo, tenendo davanti
agli occhi gli esempi di Cristo in testimonianza e quasi nube
d'eterna consolazione. Essi andarono raminghi, coperti di
pelli di pecora o di capra privi di tutto, angustiati, maltrattati,
uomini dei quali il mondo non era degno. Tutti i santi, quanti
tormenti hanno subito per poter pervenire sicuri al regno
con la palma del martirio! Infatti comunicare alle sofferenze
di Cristo, essere abbandonati alle condanne, infermità,
penurie e alle persecuzioni dei demoni e degli uomini, ed
essere messi alla prova ed esaminati nella fornace della tribolazione,
come attraverso il fuoco, è diventare attraverso la
pazienza degni della ammirazione dei santi che regnano con
Cristo nel regno dei cieli. Allora infatti siamo prevenuti
dal Signore con gaudi e immensi doni e benefici dello Spirito,
quando siamo afflitti e tentati per un breve tempo affinché,
provati per mezzo della pazienza, perveniamo a Cristo con
la palma del martirio.
Quando a motivo dell'osservanza dell'obbedienza, della povertà
e della castità viviamo santamente e da giusti, incorriamo
nella penuria di cose, nelle malattie e nella morte, guardando
a lui che anziché il gaudio che gli stava davanti,
preferì sostenere la croce, senza curarsi della ignominia,
è giusto che siamo pieni di gioia. Così si allietano
quelli che conseguono la vittoria sui loro avversari e trovano
quelle cose preziose che così a lungo hanno cercato
e desiderato. Allora infatti ciascuno dei santi si riveste
della dignità e della bellezza della incorruttibile
ed eterna gloria, - mentre è ancora collocato nel luogo
e tra le brame dei beni e delle cose periture -, quando per
l'imitazione e confessione della vita di Cristo muore completamente
ai vizi e alle concupiscenze, desideroso di essere liberato
dal corpo e passare a lui attraverso i supplizi e i tormenti,
a lui che per noi sostenne la passione e la morte di croce,
mentre eravamo nemici di Dio e servi del peccato e degnissimi
della morte eterna.
2143 Cristo Gesù infatti operava nel suo servo
Francesco le stesse meraviglie che tra i primi santi, e dietro
il profumo della sua vita correvano molti dei suoi compagni
ed erano trascinati dallo spirito di Cristo ad amare le cose
celesti e ad operare efficacemente la virtù.
Infatti, ferventi nello spirito, predicavano il Vangelo di
Cristo con le opere e con la parola, erano trasformati i cuori
dei viventi e per confermare la vita e la predicazione dei
suoi, Cristo ogni giorno moltiplicava segni e miracoli per
mezzo di Francesco; e così, concepito lo spirito di
Dio, disprezzavano il mondo con le sue concupiscenze; e, vendendo,
secondo il consiglio di Cristo, tutto quanto avevano e distribuendolo
ai poveri, si univano col cuore e con l'abito alla povertà
di Cristo.
2144 6. In breve tempo cresce il numero dei frati
e vengono distribuiti nelle varie province della cristianità
sotto ministri e custodi.
Ma poiché non è una impresa da poco farsi discepoli
della vita di Cristo e attuare tutto quello che esige una
professione tanto alta, molti sono quelli che cominciano a
fare il bene, ma pochi e i soli perfetti perseverano fino
alla fine. Infatti mortificare i sensi, far tacere la lingua
e il cuore secondo il consiglio evangelico e offrire continuamente
il corpo e l'anima a Dio a somiglianza di Cristo e dirigere
e compiere tutte le azioni interiori ed esteriori secondo
la volontà del beneplacito di Dio ed avere in essi
la pazienza fino alla fine, tutto questo viene da un dono
di Dio, ma non senza grande impegno, e si dirige e si conserva,
per dir così, con sudore di sangue e comunicando ai
dolori della croce.
Grande è infatti la nostra fragilità e facilmente
ci voltiamo tutti alla sensualità, e la prudenza della
carne, nascosta sotto il mantello della discrezione, come
impeto di spirito veemente ci sospinge validamente ad esse,
che sono come catene di ferro e un carcere di bronzo, strappandoci
il consenso alla fragilità e la sequela della sensualità.
Chi le segue non ha parte della sorte dei santi. È
per questo che il primo uomo pensò all'inizio alla
sua rovina e si ravvolse nei pessimi mali dell'amore e compiacenza
di se stesso.
2145 Col pretesto della discrezione, cominciarono
a guardarsi attorno, e alcuni più intelligenti fra
loro suggerivano ai più semplici, che era più
sicuro e utile prendere dagli altri esempi di vita religiosa
e, non badando alla colpa della loro presunzione, infedeltà
e disobbedienza, trascinandosi dietro altri con la parola
e le opere, provavano il sapore delle cose contrarie a Cristo,
al fondatore e alla Regola promessa.
Queste cose giunsero all'orecchio del loro Padre. Ed egli,
colpendo quelli che compivano queste cose con duri rimproveri,
rivolto a Cristo pregava per il loro ravvedimento.
2146 Ed ecco, mentre pregava, gli apparve un angelo
del Signore, sotto forma e aspetto meraviglioso. La sua testa
era d'oro, le braccia e il petto d'argento, il ventre di bronzo,
le gambe di ferro, i piedi parte di ferro e parte di argilla;
ma le sue spalle erano coperte di un sacco vile e aspro. E
l'angelo mostrava a Francesco un certo rossore per quella
copertura di sacco. Francesco fu pieno di stupore davanti
a questa visione.
E l'angelo gli disse: «Perché ti stupisci e ti
meravigli? Questa forma nella quale sono stato mandato ad
apparire a te, significa l'inizio, lo sviluppo e la fine,
che avrà la tua Religione fino al parto e alla riforma
della vita di Cristo e dello stato ecclesiastico.
Tu, con tutti i tuoi compagni, che portate inscritto nel cuore
Cristo e la sua morte e con tutto il cuore amate seguire le
sue orme e nulla volete mai possedere sotto il cielo per amore
di lui, siete la testa d'oro. Ma come ad Abramo fu promessa
la successione del suo seme non in Ismaele ma in Isacco, così
tu non avrai una successione in coloro che sono figli solo
di nome e nella carne, ma nei figli dello spirito, per le
opere e la verità.
Abbandoneranno infatti lo stato della aurea vita umile e povera,
che non ha nulla e nulla vuole possedere e cerca e ama soltanto
Cristo, e, messa da parte l'orazione e la devozione, si volgeranno
alla scienza che gonfia e allo studio dell'insegnamento e
a raccogliere gran quantità di libri, adducendo come
motivo l'edificazione del prossimo e la salvezza delle anime,
e poiché metteranno le parole davanti alle virtù
e la scienza davanti alla santità, rimarranno interiormente
freddi, e così sarà compiuta la tramutazione
dell'oro nell'argento freddo e poroso.
E poiché parleranno molto, poco operando, incominceranno
a calpestare la solidità della vita umile e della fondamentale
loro sostanza, cioè la verità della povertà,
caricandosi di cure e preoccupazioni distraenti, cambieranno
l'argento in bronzo, né più si preoccuperanno
di tornare al bene di prima cioè al fervore del desiderio
celeste. Tuttavia simuleranno costumi religiosi e umili e
di grande santità ma dentro si vestiranno di ipocrisia
e ambiranno le lodi e gli onori, volendo apparire e non piuttosto
essere, migliori e più santi degli altri tutti. Così
precipiteranno verso cose peggiori, e con grande loro detrimento,
quasi mercanti incapaci, trasferendo con l'ipocrisia l'argento
dell'eloquenza e il fatto della scienza in una simulazione
d'oro faranno tutte le loro opere per carpire la lode degli
uomini. Ma poiché la loro simulazione e ipocrisia non
potrà rimanere a lungo nascosta quando apparirà
scopertamente, sentendosi svilire davanti agli occhi dei lodatori
e diventare sempre più brutti giorno dopo giorno, essi
incominceranno a riempirsi d'ira e di indignazione contro
di loro e a perseguitare quelli ai quali troppo avevano cercato
di piacere, e andranno alla ricerca di occasioni per recare
afflizione a coloro che avranno smesso di portare loro riverenza
e stima, così tramuteranno il bronzo risonante e fulvo
nel ferro duro e aspro. Mutati nella natura del ferro, saranno
pronti e audaci non solamente nel vendicare se stessi ma anche
veloci nel ricorrere al male per (vendicare) le ingiurie loro
fatte e fragili e pusillanimi e del tutto impazienti a sopportare
le ingiurie che vengono loro fatte.
E come il ferro che vedi mescolato con la creta nei miei piedi,
così alla fine i frati saranno veloci e crudeli nell'infliggere
il male agli altri, ma impazienti e fragili nel tollerarlo,
come la creta. E così quelli che al principio erano
rivestiti dell'oro puro della carità di Cristo, alla
fine dei giorni saranno giudicati come vasi di creta, quando
la Religione da te fondata arriverà alla sua mèta.
Ma questo sacco, col quale sono coperto e del quale mostro
di arrossire, è la viltà e l'austerità
della povertà che i frati hanno promesso al Signore
di portare con gioia e letizia. Ma, lasciata da parte la carità
iniziale, con la quale, uniti a Dio, sentivano che il possedere
e conservare in tutto l'abiezione dell'umiltà e della
povertà era caparra dell'onore celeste e pegno della
gloria eterna, rifuggiranno interiormente dal portare le fatiche
e le scomodità della povertà, ed esteriormente
la porteranno solo in apparenza e a parole con rossore».
2147 7. Dette queste parole, l'angelo partì
da lui, ed egli, pieno il cuore di tristezza, cominciò
a lamentarsi angosciosamente col Signore per le cose che aveva
visto e udito Allora gli apparve il Cristo, e gli disse: «Perché
tanto ti turbi e rattristi, Francesco? Io ti ho chiamato dal
mondo idiota, infermo e semplice per manifestare in te la
mia sapienza e la mia potenza e perché si riferisse
al mio nome il bene che per mezzo tuo sarebbe iniziato e compiuto
nella Chiesa e nella tua Religione. - Io ti ho chiamato dal
mondo, mentre stavi nei peccati e ti ho illuminato e ammaestrato
a prendere sopra di te il giogo soave della mia vita e a portarlo
umilmente, ed io per te custodirò e conserverò
quello che per mezzo tuo ho fondato e piantato; raddrizzerò
quello che è cadente e riparerò quello che è
distrutto e metterò altri al posto di quelli che cadono,
al punto che se non fossero nati li farò nascere, e
che se anche la tua religione si riducesse al numero di tre
soli frati, tuttavia rimarrà stabile fino alla fine
del mondo per mio dono.
E come non venne meno la mia parola, perché i Giudei
non mi accettarono, ed anzi perseguitarono ed uccisero i miei
discepoli, poiché i resti della mia elezione furono
salvati e saranno salvati e il mio nome è magnificato
tra i popoli, così l'effetto principale e il frutto
della promessa e della mia intenzione, che volli attuare per
tuo mezzo, non potrà impedirlo né distruggerlo,
nell'ultima ora, nessuna umana o satanica opposizione».
2148 Il suo spirito fu consolato nelle parole di
Cristo. E perché i frati fossero inescusabili davanti
a Dio, compiva in se stesso quello che predicava ai frati
e confermava con l'esempio delle opere quello che insegnava
con le parole. Infatti li infiammava alla pura osservanza
della Regola a lui rivelata dal Signore, e sotto i loro occhi
Cristo moltiplicava per mezzo di lui i prodigi e i segni per
accrescere in loro la fede e l'amore della sua vita e della
Regola promessa e renderli robusti nell'odio a quanto si opponeva
ad essa.
2149 Allora Cristo Gesù mandò a lui
il suo angelo sotto forma fulgidissima, mentre era nello speco
di Sant'Urbano e gli rivelò i privilegi, ossia le grazie
singolari che avrebbe donato dal cielo a coloro che avessero
amato e osservato la Regola sino alla fine e lo rincuorò
ad annunciare ai frati la gloria speciale che Cristo ha preparato
nei cieli per coloro che adempiono fedelmente e devotamente
quella Regola e vita, e la beata elevazione al regno senza
l'ostacolo delle pene del purgatorio, e le illustri e luminose
dimore con gli apostoli di Cristo e, durante l'esilio di questo
pellegrinaggio, la difesa e protezione speciale dalle insidie
dei demoni e dalla caduta nel peccato mortale e la gioconda
e cristiforme abitazione di Cristo e dello spirito di lui
nelle anime e nei corpi di quanti l'osserveranno puramente
e fedelmente; per quelli che muoiono nella Religione con l'abito
dell'umiltà e della povertà, il perdono dei
peccati e delle omissioni in virtù di quel segno e
della corrispondenza di esso alla verità, nella quale
alla fine furono trovati ed ebbero una fine di misericordia.
Ancora, per quelli che hanno devozione e sentimento religioso
verso coloro che vivono la nostra Regola, e li ricevono piamente
e sovvengono benignamente alle loro necessità, l'aumento
dei beni di grazia, la liberazione dalle avversità
e la liberazione dai peccati e alla fine la misericordia e
il refrigerio dell'eterna pace, se li ascolteranno e persevereranno
nella incominciata riverenza e amore fino alla fine. A quelli
poi che perseguitano e contraddicono e odiano loro e la loro
Religione e vita, nel presente la cecità della mente
per la privazione della grazia, la permanenza nei peccati,
l'amarezza del cuore e l'empietà e, se non si pentiranno
e ravvederanno, verrà sopra di loro, assieme alla morte,
la maledizione di Cristo e la dannazione eterna.
2150 8. Pertanto, ammaestrato da Cristo e dal suo
celeste angelo, per la virtù dello Spirito Santo, Francesco
annunciava ai frati l'incomparabile dignità e l'arcana
gloria e sublimità della imitazione umile e povera
della vita di Cristo, con segni ed opere numerose; e con quel
vivo ed efficace sermone i retti di cuore erano infiammati
ad attuare puramente la vita abbracciata e si rassodavano
nella riverenza verso la Regola promessa.
2151 Egli poi, a quelli che sentiva perfetti nell'amore
di Cristo, apriva i secreti del suo cuore, ricevuti direttamente
da Cristo e insegnava che l'amore e l'osservanza fedele e
piena della povertà e dell'umiltà di Cristo
è il fondamento, la sostanza e la radice della vita
evangelica e della Regola a lui rivelata da Cristo: quella
povertà ed umiltà che Cristo, il Figlio di Dio,
consacrò: egli che è nato in una grotta da madre
povera, che è stato deposto nel presepio, involto in
pannicelli, perché non c'era posto per lui nell'albergo;
e poi circonciso e offerto, e fuggì in Egitto e poi
ritornando abitò a Nazaret, mendicando per tre giorni,
e poi digiunò, predicò, morì, fu sepolto
in un sepolcro altrui e risorse da morte.
Questa, diceva, è radice dell'obbedienza, madre della
rinuncia, morte del compiacimento di sé e dell'avidità
e dell'avarizia, obbedienza della fede, costruzione della
speranza, dimostrazione dell'umiltà, prova e genitrice
della pace di Dio, che supera ogni senso.
E diceva ai frati: «Se si sottrae alla Religione il
fondamento della povertà, Cristo mi ha assicurato che
si sprofonda vilmente e miserabilmente. È infatti mediante
l'osservanza e il legame dell'umile povertà che tutta
la Religione è consacrata singolarmente al culto della
carità e della croce di Cristo; questa Religione, che
è stata scelta per accogliere spiritualmente e generare
Cristo Gesù nell'albergo della Chiesa alla fine dei
giorni, come una nuova vergine Maria nello spirito, e per
promettere, amare e osservare di non possedere nulla sopra
la terra; e quanti amano e osservano tutto questo, portano
con riverenza e umiltà Cristo Gesù e il suo
spirito e perseverano fino alla fine ed escono sicuri da questa
vita con la certezza del regno dei cieli».
2152 Per questa ragione voleva che tutti avessero
con sé la Regola, tutti la conoscessero, e, soprattutto,
che morissero con essa.
Non dimentico di questa esortazione quel santo frate minore,
che sempre portava una lorica sulla carne, quando a motivo
della predicazione della fede e della costanza nella sua confessione,
sentì pronunciare alla fine contro di sé dai
Saraceni la sentenza di morte, prendendo tra le mani la Regola
che sempre portava nascosta ed alzando verso il cielo le mani
con la Regola, disse «Nelle tue mani, Signore Gesù
Cristo, affido il mio spirito. E se, come uomo, in qualche
punto ho peccato contro di essa, tu, che tutti ami, perdona
misericordioso». E pronunciate queste parole gli fu
troncato il capo e se ne andò al Signore, con la palma
del martirio .
2153 Il beato Francesco diceva che questa Regola
è il legno della vita, il frutto della sapienza, la
fonte del paradiso, l'arca della salvezza, la scala che ascende
nel cielo, il patto di eterna alleanza, il Vangelo del regno
e il breve discorso che il Signore tenne sulla terra con i
suoi discepoli.
E diceva che attraverso essa i suoi frati potevano trovare
il vero riposo delle anime e dei corpi, e sperimentare la
beata dolcezza della soavità e leggerezza del peso
e giogo di Cristo, e portare su in cielo questo peso.